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Foto d’azione: come la vedo io

Appena sentiamo parlare di foto d’azione, pensiamo immediatamente alla velocità.
Il concetto di velocità, come tutte le situazioni della vita, può avere però, una doppia connotazione, e nel nostro caso, questa “doppia faccia”, diventa molto importante.
Per spiegare meglio la mia idea di foto d’azione, vorrei partire dai tempi di scatto. Ognuno di noi, che abbia la pur minima conoscenza della tecnica fotografica sa che, se il soggetto è veloce (vedi moto, auto, uccelli, ecc.), la prima cosa da fare è di impostare un tempo di scatto che possa “congelare” l’azione, quindi a seconda della velocità di movimento e del punto di ripresa, si utilizzerà un tempo più o meno veloce.
Bene! Quindi tutto semplice: cosa faccio se desidero fotografare una moto che mi passa davanti, in senso trasversale, a 200 km/h? Imposto il tempo di scatto a 1/4000 e teoricamente dovrei avere il soggetto “congelato” (chiaramente diamo per scontata l’accurata messa a fuoco, la lunghezza della focale in linea con la distanza dal soggetto, per non avere una foto dove la moto è una piccola percentuale dell’immagine (fatto salvo uno scatto volutamente ambientato) e la giusta esposizione).
Percentualmente, su dieci scatti ne avremo, nitidi e a fuoco, ma soprattutto con tutta la moto dentro l’area di scatto, uno o forse due. Nei rimanenti potremmo avere: la parte finale della moto, mezza moto con solo l’anteriore, nessuna moto e così via in percentuali varie. Perché? Semplice abbiamo inteso la foto d’azione come una foto che abbisogna solo di uno scatto con velocità adeguata, ma senza un giusto coinvolgimento di una nostra azione di scatto: l’inseguimento del soggetto. Riassumendo: soggetto veloce, tempo veloce, fotografo fermo. Risultato: scarso.
Ma allora a cosa serve avere delle macchine fotografiche, professionali o non, con tempi di scatto sempre più veloci ? Serve! Ma vi sono altri parametri da analizzare e altri fattori da considerare, che non prenderemo in esame adesso.


Adesso torniamo al nostro scatto e pensiamo di inserire una nuova variabile, il movimento del nostro corpo, quindi l’inseguimento del soggetto. Non voglio parlare di velocità angolari o di altre cose, ma desidero far capire quanto sia importante mantenere il soggetto al centro del mirino, durante la fase di scatto, quindi quanto sia importante muoverci, in sincrono, con il soggetto e scattare nel momento che si ritiene opportuno; ad esempio al centro di una curva a largo raggio, dove il pilota e la moto, raggiungono la massima piega. Ottimo! Abbiamo ottenuto una buona foto, ipotizzando sempre di avere esposto il tutto nel modo ideale. A questo punto la rivediamo sul monitor del nostro computer (non fate valutazioni, se non di massima, sul monitor della vostra macchina fotografica, in quanto su quest’ultimo difficilmente si riescono a valutare tutti i pregi, ma soprattutto i difetti) ed ecco che ci riteniamo soddisfatti: abbiamo ottenuto uno scatto tecnicamente ineccepibile, con la moto nella giusta posizione, esposta al meglio, quindi abbiamo ottenuto una buona foto d’azione. Ma ecco che, come sempre accade, arriva un amico o un collega che ci mostra la stessa moto, presa dalla posizione accanto a noi , ferma, “congelata” ma con la parte ambientale “mossa”, o meglio “striata e le gomme che mostrano la rotazione. Per infierire ancora di più, ci mostra (attraverso i dati exif del file), il tempo di scatto, 1/250 e la moto non è mossa! Perché?
Ha semplicemente eseguito, al meglio, una delle tecniche più utilizzate nella foto d’azione, proprio per mostrare l’azione, la sensazione di velocità: il Panning!
Ecco le due facce della velocità d’azione (fotografica): una basata solo ed esclusivamente sul tempo di scatto: veloce, l’altra sulla nostra capacità di inseguire il soggetto in movimento, con un tempo lento, per mostrare l’azione.
Ma, cosa capita se la luce a disposizione non ci permette di utilizzare dei tempi veloci e non vogliamo utilizzare la tecnica del panning? Dobbiamo introdurre due altre variabili: sensibilità e diaframma. Le ho scritte in questo modo, ma possono essere viste anche in senso opposto e/o completamente slegate l’una dall’altra.
E se invece di moto o auto da corsa, dovessimo fotografare animali, soprattutto uccelli, quindi soggetti di dimensioni minori e meno prevedibili, nel senso che non seguono una traiettoria prestabilita, anzi…
In questo caso se parliamo di foto d’azione al massimo livello, quindi con uccello in volo, le cose si complicano e oltre una buona, se non ottima tecnica, servono attrezzature professionali ai livelli più elevati.
La cura della messa a fuoco e quindi dei vari sistemi di messa a fuoco, il numero di punti di messa a fuoco che si devono utilizzare, le ottiche e la loro luminosità, i motori degli autofocus, insomma un mix di tecnica pura che deve convergere solo ed esclusivamente su di un punto preciso del soggetto da fotografare: l’occhio! Si, perché, la regola della foto naturalistica vuole che l’occhio del soggetto sia a fuoco.
Provate ad immaginare di mettere a fuoco, seguendolo, un Cavaliere d’Italia, o ancor peggio, una coppia di Germani, in volo…
Se non ve ne siete accorti, abbiamo introdotto delle altre variabili, nelle foto d’azione e tante ancora ne mancano.
Una certezza, comunque l’abbiamo: non possiamo decidere noi la luce, nel senso che in circuito le gare sono ad una data ora e con un tempo atmosferico che sarà quello che troveremo. Nella fotografia naturalistica, abbiamo, forse, qualche scelta in più, ma immaginate di organizzare un viaggio in un oasi distante da voi. Partite con certe condizioni atmosferiche per arrivare con altre.
E non abbiamo ancora parlato della profondità di campo o del bilanciamento del bianco o della sovra o sotto esposizione o della sensibilità.
Ma avremo, nel tempo, tutte le possibilità per farlo.
Aggiungo solo un’altra piccola cosa, la foto d’azione, non è solo quella sportiva o naturalistica, ma esiste anche una foto d’azione “teatrale”, ad esempio un balletto o, come potete vedere uno spettacolo musicale con ballerini, anzi atleti, che si muovono veloci e in condizioni di scarsa luminosità, con luci di varie temperature colore e posizioni di ripresa, che non sono sempre quello che uno vorrebbe avere.

«È la stampa, bellezza!» è – quantomeno è stata – una delle battute cinematografiche più note di tutti i tempi. La dice uno straordinario Ed Hutcheson-Humphrey Bogart alla fine del film di Richard Brooks Deadline – U.S.A. (in italiano: L’ultima minaccia, 1952); e la dice con formula piena: «È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!».
Ecco io vorrei concludere queste piccole considerazioni con: “è la foto d’azione, bellezza!”

Otto Moretti

 

One Response

  1. I cannot agree more, as my brother went on to become a volunteer in Syria, fighting alongside Syrian moderate opposition versus Assad – and died. All because US did not stop Assad in 2011-2012.

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